p 200 .

Paragrafo 5. Nietzsche, Leopardi, Dostoevskij, d'Annunzio e Pascoli.

     
Prima   della  Nietzsche-Renaissance(86)  la  lettura  di  Nietzsche
sembrava  appannaggio di poeti e letterati (o di politici  di  destra)
piuttosto che di filosofi.
     Al  di l dell'opera di propaganda fatta dall'Archivio Nietzsche,
la  tendenza  generale    quella a liquidare  la  portata  filosofica
dell'opera di Nietzsche.
     In  Italia,  ad esempio, Benedetto Croce nell'Estetica  del  1902
afferma  che tra gli artisti, piuttosto che tra i filosofi,  dovrebbe
essere  ricordato Federico Nietzsche e, nel 1907, in un  articolo  su
La  Critica,  sostiene che Le origini della  Tragedia  sembrano  un
poema, il tono si collega facilmente con la poesia, soprattutto quella
di Faust.(87)
     Il  pensiero  di  ispirazione marxista, poi,  ha  continuato  per
lungo  tempo  a rimanere fedele all'interpretazione di Nietzsche  come
pensatore reazionario. Ancora alla fine degli anni Sessanta lo  studio
di Nietzsche era di fatto bandito dalle nostre universit.(88)
     Gli  aspetti  dell'opera nicciana che pi interessavano  erano  -
come  abbiamo detto - quelli legati all'arte: e dunque le  discussioni
erano fondate
     
     p 201 .
     
     sul  suo rapporto con Wagner(89) o sull'influenza che egli poteva
avere subto da poeti come Leopardi e avuto su poeti come d'Annunzio.
     
Nietzsche e Leopardi.
     
Filosofi  entrambi - nonostante si sia tentato di negare  loro  questa
qualifica  -, Nietzsche e Leopardi sono accomunati anche dal tentativo
che    stato fatto di vedere il loro pensiero come prodotto esclusivo
della infelicit personale, dell'amore non corrisposto, del non essere
accettati. E' un tentativo di interpretazione che non ha fondamento  -
come abbiamo visto parlando di Leopardi -, perch la sofferenza da cui
partono  la  riflessione di Nietzsche e quella di Leopardi,  ma  anche
quella  di Schopenhauer,  una sofferenza cosmica:  l'essenza  stessa
del  divenire  eterno delle cose, del loro nascere e del loro  morire;
una  sofferenza  che non ha rimedio, e che deve essere accettata  come
parte  ineliminabile  della  vita.  Questa  accettazione  -  comune  a
Nietzsche e a Leopardi - allontana moltissimo i due dal pessimismo  di
Schopenhauer.
     Nietzsche  ha letto Leopardi e fa esplicito riferimento  ai  suoi
scritti,(90) mettendo in evidenza l'unit fra poesia e pensiero che in
questi si trova: Io sopporto soltanto i poeti, che tra l'altro  hanno
anche dei pensieri, come Pindaro e Leopardi(91).
     L'unit  fra  pensiero e poesia (arte) - che non  la metafisica
dell'arte   del   primo   Nietzsche,  la   riduzione   del   pensiero
esclusivamente  ad  arte  -  una delle caratteristiche  che  accomuna
Nietzsche  e  Leopardi:  la  convinzione che  il  pensiero  non  possa
esprimersi nella rigidit di un sistema dominato dalla logica, che non
debba  assumere necessariamente la forma del trattato,  ma  che  possa
vivere nel frammento, nell'aforisma, nella poesia.
     L'unit  fra  pensiero e poesia presuppone anche un rapporto  tra
forma  e  contenuto, secondo il quale l'oggetto del pensiero (e  della
poesia),  cio la realt dell'uomo e delle cose, si pu cogliere  solo
attraverso  la  distruzione di qualsiasi forma di fede nel  progresso,
nella  scienza e nella storia: anche questo atteggiamento radicalmente
nichilistico accomuna Nietzsche a Leopardi.
     Naturalmente  una  sovrapposizione del pensiero  di  Nietzsche  a
quello  di  Leopardi sarebbe assurda e arbitraria:  accanto  ai  molti
elementi  comuni  ci  sono differenze profonde  che  presuppongono  un
diverso atteggiamento nei confronti della vita.
     Abbiamo  sottolineato la comune accettazione della  sofferenza  e
della  morte  come  immanenti  al  divenire  delle  cose;  e  possiamo
aggiungere che questo
     
     p 202 .
     
     non implica - per nessuno dei due - la rinuncia n alla vita,  n
alla  ricerca  della  felicit; che per  entrambi  la  felicit    la
navigazione libera, senza bussola (addirittura il naufragio), in  mare
aperto, nell'oceano infinito, oltre le certezze sensibili e razionali,
oltre le siepi che delimitano il nostro mondo, mollati definitivamente
tutti gli ormeggi.(92)
     Ma  la felicit di Leopardi sembra realizzarsi soltanto in questo
oltrepassamento  della  siepe, in questo naufragio  del  pensiero  nel
pensiero:  al  di  qua della siepe dell'universo visibile  il  ciclico
ripetersi  del movimento della Luna, cos uguale alla vita  dell'uomo,
provoca  in  Leopardi una profonda tristezza, suggerisce un  no  alla
vita;  mentre in Nietzsche l'immagine dell'eterno ritorno  occasione
per  dire,  in  ogni  istante, s alla vita,  in  quanto  riapre  la
possibilit di trasformarsi continuamente in fanciullo. L'et  lieta
della giovinezza, proprio grazie all'eterno ritorno e alla volont  di
potenza,  cessa  di  essere  fuggitiva:  pu  continuamente   essere
afferrata  e fatta rivivere. E' profondo il dolore egli  scrive  ma
pi profonda  la gioia(93).
     
Nietzsche e Dostoevskij.
     
La  pubblicazione  dei  frammenti postumi  dell'inverno  1886-1887  ha
permesso  di scoprire l'influenza che Dostoevskji pu avere esercitato
su  Nietzsche. La prima opera dello scrittore russo che  Nietzsche  ha
letto  stata Memorie dal sottosuolo, un libro trovato per caso in una
libreria  di  Nizza nel 1887. La lettura lo riempie di entusiasmo:  A
parte  Stendhal,  nessuno mi ha procurato un piacere  e  una  sorpresa
maggiori,  ecco uno psicologo con cui io mi intendo.(94) Prima  della
crisi  di follia del 1889 Nietzsche riusc a leggere diverse opere  di
Dostoevskij, e di alcune di esse (I demoni, Umiliati e offesi, Memorie
da una casa di morti) fece un riassunto accompagnato da un commento.
     Se  Dostoevskij  fu importante per Nietzsche, possiamo  dire  che
Nietzsche fu altrettanto importante per Dostoevskij: infatti,  proprio
l'introduzione  in  Russia - nell'ultimo decennio  del  diciannovesimo
secolo  - del pensiero di Nietzsche favor la scoperta della rilevanza
filosofica dell'opera di Dostoevskij.
     Molti  aspetti,  del resto, accomunano i due pensatori:  entrambi
si   oppongono   alla  cultura  dominante;  entrambi  sono   pensatori
tragici, ed entrambi non accettano l'ottimismo del positivismo e  la
sua   fiducia  nel  progresso.  Inoltre,  entrambi  hanno  considerato
fondamentale per la filosofia il problema della sofferenza e  quello
del male.
     Per   un'analisi  pi  dettagliata  degli  aspetti  nicciani  del
pensiero di Dostoevskij rimandiamo al prossimo capitolo.
     
Nietzsche, d'Annunzio e Pascoli.

In  un  clima di semplificazione del pensiero di Nietzsche, la lettura
che  ne  fa  d'Annunzio rappresenta una ulteriore semplificazione.  Al
nostro poeta deve

p 203 .

comunque  essere  riconosciuto il merito di essere stato  il  primo  a
parlare di Nietzsche in Italia.(95)
     D'Annunzio  coglie  del pensiero di Nietzsche solo  il  disprezzo
per la democrazia e per la plebe, e il mito del superuomo (ridotto a
un puro modello estetico, da realizzare nell'arte e con l'arte). Nella
dedica, a F. P. Michetti, del Trionfo della Morte (1894), egli scrive:
prepariamo  nell'arte con sicura fede l'avvento dell'bermensch,  del
Superuomo(96).  Nel  1892,  nel  suo  primo  articolo  su  Nietzsche,
d'Annunzio  sosteneva che  compito del poeta non  cantare  l'accesso
delle  plebi  al  potere(97).  Nel 1900,  alla  morte  di  Nietzsche,
d'Annunzio  scrisse Per la morte di un distruttore, una  lunga  poesia
che altro non  che un riassunto schematico di Cos parl Zarathustra.
     La  visione parziale, superficiale ed estetizzante del  superuomo
dannunziano  viene ulteriormente ridotta e portata  agli  estremi  del
ridicolo  dalla ufficialit del regime fascista. Sergio Solmi,  in  un
breve  saggio  del  1951 su Nietzsche e d'Annunzio,  scrive  a  questo
proposito:  Col  fascismo  -  il d'Annunzio  ormai  quasi  assente  e
disinteressato   -   quel  modello  fu  destinato   a   subire   altre
trasformazioni  e, quindi, una sorta di consacrazione ufficiale  e  di
conseguente  propagandistica standardizzazione. Esso venne  a  poco  a
poco  a  perdere la punta di individualismo che il poeta delle  Laudi,
cresciuto  in tempi di democrazia liberale, aveva finito col salvargli
[...].I  nuovi "superuomini" ed "eroi mediterranei" in divisa d'orbace
saltarono  nel  cerchio  di fuoco, traversarono  a  volo  l'Atlantico,
portarono guerra sui campi d'Etiopia e di Spagna, impersonando per due
decenni,  in  quella  che oggi pu apparirci una  sorta  di  sarabanda
spettrale, lo spirito gi fallito sul nascere del tardivo nazionalismo
e  imperialismo italiano. Se si vuole a tutti i costi,  nella  tragica
avventura  di  quello  spirito, riconoscere  ancora  un  sottile  filo
nicciano,  finir  con  l'acquistare un sapore stranamente  simbolico,
quasi  del  chiudersi di una traiettoria, l'episodio  del  dono  delle
opere  complete di Nietzsche, fatto da Hitler a Mussolini  prigioniero
all'isola della Maddalena dopo il 25 luglio(98).
     Negli  stessi  anni  in cui d'Annunzio mutuava  da  Nietzsche  il
disprezzo per la plebe, un altro poeta in Italia interpretava -  molto
probabilmente  senza  averlo  letto -  un  aspetto  pi  profondo  del
pensiero di Nietzsche: pensiamo a Giovanni Pascoli e alla sua poetica
del fanciullino.(99)
     Di  solito la critica letteraria ha legato il pensiero di Pascoli
soprattutto alle correnti poetiche francesi della fine dell'Ottocento,
che  mirano  a  superare con la poesia i limiti della logica  e  della
ragione   e  a  dar  voce  all'inesprimibile.  La  poesia  di  Pascoli
rientrerebbe   cos   nel  sempre  pi  vasto   e   indefinito   campo
dell'irrazionalismo; anche se l'irrazionalismo  pascoliano,  anzich
arrivare alla dimensione visionaria o alla provocazione della pagina
bianca dei poeti d'oltralpe, si manifesta nello stupore prelogico  del
fanciullino.
     Pascoli  riprende  un'immagine del  Fedone  di  Platone,  in  cui
Cebete  di  Tebe,  rivolgendosi a Socrate, afferma: Proprio  come  se
s'avesse  paura, o Socrate, vedi di persuaderci e di  farci  animo;  o
meglio, non come se s'avesse paura noi: ch c' forse, anche dentro di
noi, come un fanciullino, ed  lui che
     
     p 204 .
     
     ha  di  questi  sgomenti. Tu dunque cerca che muti  animo  questo
fanciullo,  e  si  persuada  a  non  aver  paura  della  morte,   come
dell'Orco(100).
     Ma  -  scrive Pascoli - il fanciullino che  in ciascuno  di  noi
non   solo spaurito, ma prova anche gioia: ha paura del buio, ma alla
luce  sogna;  piange  e ride senza perch, di cose  che  sfuggono  ai
nostri  sensi  e alla nostra ragione(101). Inoltre il fanciullino  ha
una capacit straordinaria - andata perduta con l'uso della ragione -:
egli  pu  scoprire il nuovo. Come nelle tre metamorfosi insegnate  da
Zarathustra:  lo spirito forte che si  fatto leone pu distruggere  i
valori  della  morale  e della falsa sapienza,  ma  se  vuole  trovare
qualcosa di nuovo egli deve farsi fanciullo.
     E  il fanciullo cui Pascoli d voce consente al poeta proprio  di
scoprire  il  nuovo. Un nuovo che  nelle cose,  ma  che  non  pu
essere  visto  dal filosofo che ricorre esclusivamente  al  lgos:  ha
ragione  Platone  - osserva Pascoli -: i poeti producono  miti  e  non
conoscenza  razionale; ma solo il mito, la favola del  fanciullo,  pu
scoprire ci che resta oscuro al lgos.(102)
     Il nuovo cercato da Pascoli - come quello cercato da Nietzsche  -
  esattamente il contrario di quanto va proponendo in quegli anni  il
positivismo.  La  scienza, anzich esaltare l'uomo,  ne  ha  messo  in
evidenza  i  limiti:  mostrando  la  infinita  piccolezza  nostra   a
confronto dell'infinita grandezza e moltitudine degli astri(103),  la
scienza  apre  al  poeta e al filosofo gli spazi per  vedere  ci  che
rimane nascosto agli scienziati.
     Il tema della piccolezza dell'uomo e della Terra, come stimolo  a
cercare nell'uomo stesso l'eternit e l'infinito, lo abbiamo gi visto
nel  pensiero  di  Nietzsche  e di Leopardi:  Pascoli  estende  questa
ricerca  alla  natura:  una  natura non pi considerata,  come  faceva
Leopardi,  con  l'occhio  disilluso dell'oggettivit  (si  ricordi  il
Dialogo  fra la Natura e un Islandese), ma che rivela - attraverso  il
filtro del fanciullino - la novit e la vita: Egli [il fanciullino]
scopre  nelle  cose le somiglianze e le relazioni pi ingegnose.  Egli
adatta il nome della cosa pi grande alla pi piccola, e al contrario.
E  a ci lo spinge meglio stupore che ignoranza e curiosit meglio che
loquacit:  impicciolisce  per  poter vedere,  ingrandisce  per  poter
ammirare(104).  Il socratico so di non sapere e la dotta  ignoranza
dei  filosofi sono sostituiti - in Pascoli come in Nietzsche  -  dalla
ingenua e infantile curiosit del fanciullo che dice s alla vita.
     Naturalmente,  l'inconsapevole  spirito  nicciano  che  opera  in
Pascoli   non  impedisce  che  il  punto  di  arrivo  del  poeta   sia
sostanzialmente  opposto a quello del filosofo tedesco:  di  fronte  a
Nietzsche   che   proclama   l'affermazione   dell'uomo   (che   tende
all'oltreuomo) su tutte le cose, Pascoli vede il poeta (ma
     
     p 205 .
     
     anche  ciascun  uomo)(105) come colui che  non  trascina,  ma  
trascinato; non persuade, ma  persuaso(106).
